Le dieci donne filosofe che hanno ripensato il mondo di Francesca Recchia Luciani
Riesaminare il mondo a cominciare da categorie abili alla decostruzione di quel paradigma fallo-logo-centrico che ha edificato l’intera narrazione occidentale sul paradigma della mascolinità bianca, quale modello universalizzante e totalizzante da imporre alla singolarità. Ribellarsi e ri-voltarsi nei riguardi di una speculazione che dell’esclusione del femminile, dell’allergia verso la donna, ha fatto il suo vessillo, la sua triste e becera prosopopea incentrata su stereotipi e convenzioni intessute di oscurantismo intellettuale, morale, culturale e sociale.
In tale maniera il significativo testo di Francesca Romana Recchia Luciani, professoressa ordinaria di Filosofie contemporanee e saperi di genere presso l’Università di Bari Aldo Moro, Filosofe: dieci donne che hanno ripensato il mondo (Ponte alle Grazie, Adriano Salani editore, Milano 2025, pp. 232) costituisce il manifesto di quel pensiero “altro” in grado di spalancare la luce speculativa di un linguaggio volto a declinare l’universo al femminile.

Dieci poliedriche e differenti “visioni del mondo” finalizzate a scardinare la logica della prepotenza e dell’imperium maschile, contrastando la profondità di una ratio che, nella sua visione totalizzante, ha pervertito la filosofia occidentale celandone i differenti tratti, imponendo il logos del pensiero unico. In tale maniera l’esistenza medesima dell’intellettuale russa Lou Salomè, con la sua sensibilità panteistica e l’abissale conoscenza della dialettica psicoanalitica che ne fece la vera seguace e continuatrice di Sigmund Freud, materializza quel binomio vita-libertà autentica finalizzato ad esplorare i meccanismi inconsci dell’umano.
Maria Zambrano, filosofa spagnola che visse in prima persona la guerra civile unendo nella sua stessa prassi la poesia e la speculazione critica, vive lo strappo della sua condizione da esiliata manifestando con i suoi scritti l’importanza di un sentimento, l’amore, abile a condurre ad una “verità rivelata ed indecifrabile”. E ancora Hannah Arendt e la sua filosofia politica in grado di scrutare le origini di quel fenomeno contemporaneo che va sotto il nome di totalitarismo, ma anche la natura del male nella sua banalità, nonché le categorie essenziali dell’agire politico contrastanti con il lavorare e con il fare. Poi Simone de Beauvoir, la pensatrice anticonformiste ed esistenzialista, la femminista indomita autrice de “Il Secondo Sesso”, figurante nell’Indice dei Libri Proibiti, in cui le condizioni materiali e lavorative delle donne vengono per la prima volta denunciate nello scandalo di un’inferiorità culturale ed intellettuale la quale si è protratta da secoli e per secoli. Simone Weil, fondamentale figura della speculazione francese, che sperimentò in prima persona le umilianti vessazioni sulla donna, prestando lavoro come operaia presso la Renault, indagando le dinamiche dell’impoteramento e denunciando la brutalità della guerra, nonché la genealogia del potere e della forza. Agnes Heller, la fondatrice della scuola ungherese di Budapest, colei che ha tanto riflettuto sull’Olocausto e sulla condizione apolide degli ebrei, elaborando, sulla scia di un marxismo rivisitato, quella teoria dei bisogni e dei sentimenti condensata nell’aspirazione al pensiero libero, nell’alveo di una filosofia radicale, veramente umana. Carla Lonzi con il suo “Sputiamo su Hegel”, inno potente di “Rivolta Femminile” abile ad aprire spazi di significanza in merito all’importante tematica della corporeità, ma anche all’intreccio tra personale e politico, in aperta sfida nei confronti delle credenze precostituite. Audre Lorde e la potenza espressiva del linguaggio nello iato di un femminismo nero che rivendica le trappole del potere attraverso la riscoperta dell’erotico e, finanche, della malattia. Infine le contemporanee Silvia Federici, con le sue riflessioni sulla domesticazione della donna e sul disciplinamento somatico, sul lavoro riproduttivo e la “caccia alle streghe” e Judith Butler, eroina dei diritti gender con la sua etica della vulnerabilità nell’evidenza di una vita precaria, nella quale anche la sessualità ha acquisito una funzione performativa.
Dieci donne, dieci filosofe, si diceva, dieci pensatrici che sulle loro biografie, sui loro passi, sui loro pensieri, sulle loro azioni hanno eretto cartine da tornasole attraverso cui ispirare, come fari luminosi ed evidenti, nella loro estrema forza e chiarezza, il percorso del femminile. Di un femminile finalmente libero dai legacci, dalle caverne di una logica binaria che ha relegato la donna nell’antro chiuso e recondito dell’umano, nella riscoperta di quel fuoco speculativo che consenta, finalmente ed irrimediabilmente, di abitare il mondo, nella sua più intima veridicità. Nell’immensità dell’esser-ci.

