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La disgregazione della categoria del borghese: Teorema di Pierpaolo Pasolini

È dunque attraverso la distruzione di tutto ciò che mi rendeva uguale agli altri, che io divento- cosa inaudita e inaccettabile – un DIVERSO. Questa diversità, mi si rivela d’improvviso: fino a questo momento essa era stata nascosta dall’instabile ebbrezza che avevo raggiunto (illudendomi, di potermi tacere, tutto per sempre), con la tua presenza [1]. […]

È dunque attraverso la distruzione di tutto ciò che mi rendeva uguale agli altri, che io divento- cosa inaudita e inaccettabile – un DIVERSO. Questa diversità, mi si rivela d’improvviso: fino a questo momento essa era stata nascosta dall’instabile ebbrezza che avevo raggiunto (illudendomi, di potermi tacere, tutto per sempre), con la tua presenza [1].

Pubblicato nel 1968, anno dei “portenti”, di fratture sociali, rivolte e ribellioni studentesche, nonché sismici mutamenti culturali, Teorema, romanzo cult di Pierpaolo Pasolini, costituisce, verosimilmente, uno dei vertici più enigmatici, radicali e feroci della produzione cinematografica e letteraria dell’autore bolognese. Nato simultaneamente come romanzo (scritto in una prosa poetica e frammentaria) e lungometraggio, Teorema non è, semplicemente, un’opera di finzione, ma un vero e proprio esperimento filosofico ed antropologico. Pasolini vi analizza, infatti, mediante la precisione chirurgica di un profeta atto a svelare le sue chiromanzie, l’incapacità della borghesia capitalistica di sopravvivere all’impatto con il concetto, con la categoria del sacro.

“Teorema era nato come piece in versi, circa tre anni fa; poi si è tramutato in film, e, contemporaneamente, nel racconto da cui il film è stato tratto e che dal film è stato corretto. Tutto questo fa sì che il modo migliore per leggere questo manualetto laico, a canone sospeso, su una irruzione religiosa nell’ordine di una famiglia milanese, sia quello di seguire “i fatti”, “la trama”, trattenendosi sulla pagina il meno possibile.” [2]

Il titolo medesimo suggerisce una dimostrazione matematica, quasi apofantica, in qualità di enunciato, che deve essere provato mediante scoli, corollari e fatti. La struttura del testo pare, dunque, spinozaniamente, geometrica, divisa analiticamente in due parti simmetriche: irruzione e dissoluzione.

In una lussuosa villa di Milano abita una tipica famiglia dell’alta borghesia industriale: Paolo rappresenta il padre, capitalista, severo distaccato; Lucia è la madre elegante, algida, intrappolata nelle convenzioni sociali. Pietro è il figlio studente, timido e represso. Odetta, la figlia morbosamente legata alla figura paterna. Emilia, la serva di origine contadina, devota e silenziosa. In tale ordinato microcosmo, giunge, d’improvviso, un ospite misterioso: giovane dotato di bellezza ultraterrena e di una grazia indefinibile: l’anonimo individuo si limita ad esserci, ad esistere, offrendosi nella sua più totale e completa disponibilità. Uno dopo l’altro, tutti i membri della famiglia- inclusa la domestica- vengono, in tale maniera, attratti da lui, consumando con il medesimo un rapporto sessuale, il quale pare configurarsi immediatamente come esperienza mistica. Quando l’Ospite, così come è arrivato, riceve un telegramma e riparte, il romanzo raggiunge l’apice, il culmine della sua drammatica verità. Privati, infatti della presenza divina, i personaggi crollano, incapaci di tornare alla loro alienante normalità. La partenza dell’ospite sembra agire come un reagente chimico, svelando, così, la vera natura di chi resta. Pasolini traccia, tout court, in siffatta maniera, destini radicalmente differenti per la borghesia ed il proletariato.

“È la coscienza della perdita che mi dà la coscienza della mia diversità. Che cosa succederà da questa notte in poi? Il dolore dell’addio sconfina con questo senso tragico di un futuro da passarsi in compagnia di un nuovo Pietro, completamente diverso da me. E cosa rispondono, in silenzio, a tutto questo i tuoi occhi seri, amici e oscuramente spietati (o già lontani)? La tua intenzione è forse quella di spingermi sulla strada della diversità fino n fondo e senza compromessi?” [3]

Il nodo ideologico di Teorema risiede nello scontro tra la dimensione religiosa (o mitica) e quella borghese. Per Pasolini, la borghesia ha commesso il peccato mortale di sostituire il senso del soprannaturale con la logica del possesso, del denaro e del decoro. L’Ospita non è il Cristo, in senso strettamente cattolico, né Satana: ma simboleggia, al contrario, l’Altrove, l’assolutamente Altri: il Divino pre-cristiano, panico, dionisiaco, l’irruzione di Aleteia in un mondo di apparenze. Anche la sessualità nel racconto perde ogni contraddizione o connotazione pruriginosa o scandalistica, divenendo lo strumento di comunicazione più puro, privo com’è di mediazioni culturali: l’unico varco attraverso cui l’ospite può scardinare le barriere di classe e di genere. Dal punto di vista formale, il testo pare essere un capolavoro di sottrazione: Pasolini riduce, infatti, i dialoghi all’osso, affidando la narrazione alla forza visiva delle immagini ed alla colonna sonora.

Teorema rimane, insomma, una delle opere più spietate e profetiche del grande intellettuale. Se la Chiesa dell’epoca vi vide, infatti, un attacco alla morale, mentre la sinistra marxista scorse un misticismo troppo accentuato, oggi l’opera sembra costituire una diagnosi accurata della morte della spiritualità e della trascendenza all’interno della società del consumo, della prestazione e della direzione unica del potere performativo e del profitto. Il finale del testo e del film, l’urlo d’angoscia primordiale di Paolo, nudo nel deserto-  non offre al lettore e al pubblico alcuna consolazione. Esso rimane un grido sospeso, una domanda aperta sul destino di un’umanità che ha rimosso il divino, ritrovandosi a vagare nuda e disperata, tra le ceneri della medesima ed imperversante alienazione.

Un Teorema monumentale, disturbante, eclettico, imprescindibile.

“Tu sarai l’unica a sapere, quando sarò partito, che non tornerò mai più, e mi cercherai dove dovrai cercarmi: non guarderai nemmeno la strada per dove mi allontanerò e scomparirò, e che tutti gli altri, invece, vedranno, stupiti, come per la prima volta, piena di un senso nuovo, in tutta la sua ricchezza e la sua bruttezza, emergere nella coscienza”. [4]

[1] P. PASOLINI, Teorema, Garzanti, Milano 2025, p. 96.

[2] Ivi, p. VI.

[3] P. PASOLINI, Teorema, Garzanti, Milano 2025, p. 96.

[4] Ivi, P. 106

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