
A Palmi, ridente cittadina calabrese, che si trova tra il mare e la montagna, nasce un giovane politico prodigio di nome Giuseppe, per gli amici Peppe, trentenne, sorriso smagliante e con una barbetta che fa molto stregare le giovincelle locali. Già da ragazzino mostrava segnali strani, mentre gli altri giocavano a pallone, lui faceva finta di convocare giunte comunali nel cortile di casa. A dodici anni volle persino farsi nominare come “assessore ai giochi” nella piazzetta della Chiesa Matrice. Il giovane Giuseppe entra in politica come consigliere di minoranza. E che minoranza! Talmente minoritaria che alle riunioni spesso era presente solo lui, la sua barbetta e il fido Pasquale, suo mentore, che è volato in cielo qualche anno fa, ma che continua a guardarlo e osservarlo severamente da lassù. Con pazienza e un talento incredibile per dire “Sì, certo, vediamo cosa possiamo fare” senza promettere nulla, conquista pian piano la città. E a sorpresa—o forse no—diventa Sindaco di Palmi. Inizia così il suo regno, pardon, mandato. Palmi rimane disorientata:
“Com’è possibile?” “È troppo giovane!” “Ma guarda come tiene bene quella barbetta… un uomo così non può mica amministrare male!”. Una volta eletto, Giuseppe governa nove anni, che in politica equivalgono a circa due legislature. Nel frattempo, attorno a lui si crea una sorta di corte o meglio un cerchio magico, c’è chi lo chiama “il reuccio di Palmi”, chi lo vede come il “Messia venuto per salvare il paese”.
La sua strategia amministrativa è quella di accontentare tutti e intorno a lui, negli anni, nasce una corte degna di un sovrano medievale:
- I consiglieri ombra, che compaiono sistematicamente dietro di lui in ogni foto;
- La nomina di un gruppo molto fidato di “vassalli”, “valvassori” e “valvassini”;
- Il fotografo di fiducia che lo accompagna in ogni evento;
- Il controllo dei social, attraverso un osservatorio atto a rispondere a tono alle accuse che gli vengono rivolte.
Non si lamentava nessuno. O meglio, si lamentavano tutti, ma in modo lieve, perché in fondo “u giovanottu esti nu bravu figghiolu, ‘u menu peggiu” e va seguito. Dopo nove anni, però, la città è diventata troppo piccola per lui, era destino che si candidasse alle elezioni regionali… e vince! La gente lo vota per tre motivi:
– È giovane, carismatico e ha la barbetta che ispira fiducia.
Gli elettori lo scelgono, forse per il programma, forse per il carisma, forse non si sa… o meglio si sa, ma non si dice. E così Giuseppe diventa consigliere regionale. C’è chi dice che abbia ambizioni ancora più alte, altri che lo immaginano già deputato, chi vivrà vedrà. Lui, imperturbabile, continua a sorridere, accarezzarsi la barba e pronunciare la frase che in politica gli ha sempre aperto tutte le porte:
“Vediamo cosa possiamo fare”… E alla fine… qualcosa fa sempre.


