- Racconto

La testa di Atena

Tra poco tornerà la bella stagione, accompagnata dai viaggi d’istruzione, chiamati volgarmente gite scolastiche, poiché, salvo qualche rara eccezione, tali in effetti si rivelano: viaggi di piacere… o dispiacere, a seconda della posizione in cui ti trovi. In tutte le scuole, come da prassi, i docenti presentano proposte di mete più o meno lontane e […]

Tra poco tornerà la bella stagione, accompagnata dai viaggi d’istruzione, chiamati volgarmente gite scolastiche, poiché, salvo qualche rara eccezione, tali in effetti si rivelano: viaggi di piacere… o dispiacere, a seconda della posizione in cui ti trovi.

In tutte le scuole, come da prassi, i docenti presentano proposte di mete più o meno lontane e interessanti, anche all’estero, o addirittura, come negli ultimi anni, viaggi su navi da crociera, per far vivere agli studenti un’esperienza indimenticabile. In ogni scuola la commissione viaggi e il dirigente scolastico scelgono poi le offerte più vantaggiose, individuando anche gli accompagnatori, sebbene i proff. che si candidano spontaneamente siano sempre meno. Anni fa, infatti, questo “gravoso compito” veniva vissuto come un’incombenza didattica, per via dei legami tra i luoghi da visitare e gli obiettivi della propria disciplina, ma da tempo non è più così.

Molti studenti vivono infatti il viaggio d’istruzione come un’occasione per trascendere i limiti della decenza: si aggirano di notte mezzi ubriachi gridando nei corridoi degli alberghi, ricoperti di schiuma da barba e liberando sorci finti nelle camere delle ragazze, oppure escono di nascosto per comprare alcol. Spesso fanno tra loro scommesse assurde e pericolose, come la “prova di coraggio” di saltare da un balcone all’altro, oppure scherzi infantili, come sbriciolare cioccolato nei gabinetti delle compagne. Altri, invece di dormire, giocano a carte tutta la notte e, nonostante i richiami degli insegnanti, fanno schiamazzi, rompono suppellettili e rubano asciugamani, oppure fumano nelle stanze facendo partire l’allarme antincendio. Il loro primo pensiero, e spesso unico, è trovare la discoteca più vicina. Per loro si tratta solo di marachelle, fanno tutto per divertimento, per conferire alla gita quel tipico gusto di trasgressione… tanto poi sono i docenti a ricevere le rimostranze e le minacce di sfratto dai gestori degli alberghi.

Nelle riunioni precedenti alla partenza, dove sono presenti anche i genitori, gli studenti promettono sempre di mantenere un comportamento civile, perciò, di ritorno dal viaggio, qualche mamma, al resoconto dei docenti, reagisce sbigottita: “Ma vi state sbagliando, mio figlio non è così!” L’avesse visto, questa mamma, il suo caro figliolo, travestito da fantasma con un lenzuolo addosso, mentre, impugnando lo scopino del gabinetto, rincorreva le allegre compagnucce, che nelle loro stanze avevano organizzato un pigiama party a base di birra e nutella.

Questa è la realtà dei viaggi d’istruzione. Dopo le baldorie notturne, il giorno dopo gli studenti sono a pezzi, con il mal di pancia, che dormono indolenti sul bus, da cui bisognerà trascinarli fuori a forza per le visite programmate.

Anni fa una docente pugliese, in ferie nel mio stesso villaggio turistico, mi raccontò un episodio piuttosto eloquente, accaduto nel 2003, anno in cui la sua scuola organizzò un viaggio in Grecia. Partirono da Brindisi e sbarcarono a Igoumenitza, sperando di trascorrere un piacevole soggiorno. La strada per le Meteore e Kalambaka, raggiunte dopo ore di ripidi tornanti senza parapetti che fecero rivoltare lo stomaco a mezzo pullman, li aveva però messi a dura prova e i docenti furono costretti a improvvisarsi infermieri, augurandosi in cuor loro che il disagio finisse lì. Fortunatamente il resto della settimana trascorse quasi normalmente, fin quando, la penultima mattina del loro soggiorno ad Atene, durante la colazione una studentessa si avvicinò al suo docente accompagnatore per dirgli che stava molto male, che preferiva rimanere a letto perché aveva mal di pancia e che la sua compagna di stanza desiderava restare con lei per tenerle compagnia. Il collega, pur riluttante, dopo molta indecisione acconsentì. Il gruppo uscì per la visita al museo archeologico e tornò per l’ora di pranzo. Quando il docente andò a sincerarsi delle condizioni di salute di questa studentessa (che chiameremo Atena), si meravigliò alquanto di trovare lei e la compagna in costume da bagno… e visibilmente abbronzate. Chiese spiegazioni e gli fu detto che si erano stufate di stare chiuse in camera ed erano andate a prendere il sole sulla spiaggia, poco distante. Il professore, sentendosi preso in giro, avvampò di rabbia e le rimproverò aspramente, ribadendo che avevano ricevuto l’ordine di non muoversi dall’albergo. Dopo cena era previsto l’ultimo tour in bus. Naturalmente le due ragazze in questione, ancora risentite, non volevano saperne. Atena palesò al prof., in modo piuttosto sfrontato e davanti agli altri studenti, la sua volontà di non andare, ma il docente, per nulla intimidito, sentenziò: “Tu sarai la prima a uscire da quella porta”. Così fu, ma Atena, indispettita e ancora intontita dal forte sole greco della mattina, uscì saltellando con strafottenza dalla porta a vetri dell’hotel e, invece di guardare dove andava, ridendo sguaiatamente e facendo smorfie verso il docente, sbattè con la testa su una sporgenza dei manufatti in pietra che, a forma di rostri, adornavano l’entrata. Potete immaginare la scena: lei a terra semicosciente e, tutti attorno, compagni e insegnanti, allarmati e preoccupati. Fortuna volle che si riebbe quasi subito, rialzandosi con le proprie forze e lamentando soltanto un gran mal di testa. I docenti, però, erano indecisi sul da farsi e valutarono anche di sospendere l’uscita. Dopo un po’, visto che Atena diceva di star male e voler andare in ospedale, pensando che si trattasse di una cosa seria fecero salire tutti sul bus, con lei che teneva una borsa del ghiaccio sulla testa. La portarono in un ospedale della zona e, al termine della visita, i medici le dissero che non aveva niente… ma lei cominciò a piangere e con lei la sua amica; era quasi mezzanotte e, forse per togliersi dall’impiccio, i dottori le consigliarono, per sicurezza, di farsi una TAC alla testa, apparecchio che – guarda caso – in quella struttura non era disponibile. La comitiva iniziò dunque a peregrinare dentro Atene per ore, tra ospedali e case di cura, fin quando non fu trovata una clinica di lusso dove, all’una e mezza, le venne fatta una TAC a pagamento, alla modica cifra di 750 euro, in gran parte sborsati dal docente accompagnatore e da qualche altro insegnante. Uscirono di là che erano le tre di notte passate. Arrivati in albergo, i docenti avviliti, gli studenti infastiditi e stanchi, ognuno rientrò mestamente nella propria stanza; il professore si accorse però che l’amica di Atena, entrata quasi per ultima, si tratteneva nella hall, perciò la volle tenere d’occhio: notò che aveva già raggiunto il telefono fisso della reception e, col ditino, stava per comporre un numero… il numero della famiglia di Atena, la compagna infortunata. Il professore le bloccò la mano sulla cornetta, vedendo che nell’altra reggeva un foglietto con un numero italiano. Le chiese a chi stesse per telefonare e lei rispose: “Volevo solo dire alla sua mamma che lei ha sbattuto la testa e siamo stati in ospedale, dove le hanno fatto una TAC”. Ora, provate a immaginare l’effetto del telefono di casa vostra che squilla alle tre di notte per comunicarvi una notizia del genere!

Per fortuna la TAC era andata bene e Atena tornò a casa sana e salva, con la testa integra, sebbene vergognandosi profondamente, visto il notevole disturbo arrecato a tutti.

Dunque la stagione dei viaggi d’istruzione ritorna ciclicamente… ma i proff. non vogliono più saperne perché le responsabilità sono troppe e appena succede qualcosa le parole dei genitori sono sempre: “E il professore dov’era?”. Per i docenti è impossibile persino andare in bagno, perché dovrebbero controllare gli studenti a vista, 24 ore su 24. I ragazzi sono imprevedibili, durante i viaggi si scatenano e molto spesso non sono consapevoli delle conseguenze delle loro azioni: a volte accadono persino sciagure e i docenti vengono perseguiti penalmente per anni. Sarebbe veramente bello se i genitori partecipassero ai viaggi dei loro figli adolescenti, per sperimentare il piacere di passare un paio di notti in bianco a controllarli, cercando l’indomani di avere la forza e la voglia di rimanere allegri e soprattutto vigili… perché in gita i docenti sono costretti a cambiare mestiere, trasformandosi in guardiani!

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