Intervista al Vicepresidente di Asnali Regionale Calabria, Giovanni Catania
La crisi energetica rappresenta una delle sfide più complesse per il sistema produttivo, mettendo sotto pressione imprese di ogni dimensione e settore. L’aumento dei costi di energia e gas, unito all’incertezza dei mercati internazionali, incide profondamente sulla competitività delle aziende, costringendole a rivedere strategie, investimenti e modelli organizzativi.
In questo contesto, le imprese si trovano a dover affrontare non solo l’emergenza dei rincari, ma anche la necessità di accelerare la transizione verso modelli più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Tra difficoltà operative e nuove opportunità, il ruolo delle politiche pubbliche e degli incentivi diventa cruciale per accompagnare il tessuto imprenditoriale in questa fase di trasformazione. Soprattutto, in Calabria, una terra ricca di potenzialità ma anche di criticità.
Ne parliamo con il Vicepresidente di Asnali Regionale Calabria, Giovanni Catania.
Quanto sta incidendo la crisi energetica sulle imprese che rappresentate?
L’impatto è stato significativo e trasversale. Quello che sta accadendo sta mettendo a rischio la continuità operativa di molte imprese.
Quali sono gli effetti più evidenti nel tessuto produttivo?
Oltre alla contrazione dei margini, negli ultimi anni, abbiamo visto un rallentamento degli investimenti e una maggiore prudenza nelle assunzioni.
Gli incentivi pubblici aiutano davvero le imprese?
Gli incentivi rappresentano un supporto importante, soprattutto sotto forma di crediti d’imposta e contributi per l’energia. Tuttavia, spesso risultano frammentati e complessi da gestire. Serve maggiore stabilità normativa e una visione di lungo periodo per consentire alle imprese di pianificare.
Quali misure ritiene più efficaci tra quelle adottate finora?
Sicuramente i crediti d’imposta per l’acquisto di energia e gas hanno dato sollievo immediato. Anche gli incentivi per investimenti in fonti rinnovabili e in efficienza energetica si stanno dimostrando strategici, perché riducono la dipendenza dai mercati energetici. Le grandi aziende hanno già avviato percorsi strutturati, mentre le Pmi necessitano di maggiore supporto tecnico e finanziario. È qui che gli incentivi possono fare davvero la differenza.
Cosa chiedete al Governo per il futuro?
Chiediamo, innanzitutto, una semplificazione delle procedure per accedere agli incentivi. Investire in innovazione significa non solo ridurre i costi, ma anche aumentare la competitività. La crisi energetica rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità per ripensare i modelli produttivi. Chi saprà investire oggi in sostenibilità ed efficienza sarà più forte domani. Le imprese non devono affrontare questa transizione da sole: è fondamentale una collaborazione stretta tra pubblico e privato.
Oltre al tema urgente e trasversale (come abbiamo detto) della crisi energetica, quali sono a suo giudizio i punti chiave che caratterizzano il presente e il futuro delle imprese e delle imprese calabresi, in particolare?
Ci sono tanti strumenti a disposizione per aiutare le imprese italiane a fare un salto di qualità, che, nel nostro territorio, è necessario. La finanza agevolata, ad esempio, che dà opportunità ma che comporta anche obblighi e responsabilità. Per essere davvero efficace, però, deve fare parte di una visione strategica.
Abbiamo poi il rifinanziamento della Nuova Sabatini, a supporto delle Pmi, con 200 milioni di euro per il 2026 e 450 milioni di euro per il 2027.
Occasioni che non vanno sprecate, uscendo dall’immobilismo ma senza agire acriticamente. Dietro ogni misura, vanno considerate attività di progettazione, pianificazione finanziaria, rendicontazione, monitoraggio che richiedono tempo e competenze. Una cosa è certa: non si deve e non si può improvvisare.
E quali sono le criticità, soprattutto nel nostro territorio?
Oggi chi fa impresa in Calabria non è aiutato, è messo alla prova ogni giorno. Tra bollette insostenibili e burocrazia soffocante, andare avanti è diventato un atto di resistenza. Gli imprenditori non chiedono favori: chiedono rispetto. E rispetto significa meno ostacoli, costi sotto controllo e incentivi che si possano davvero usare, senza percorsi a ostacoli o ritardi. La verità è semplice: se non si mettono le imprese nelle condizioni di lavorare, questa terra non cresce. Chi resiste ogni giorno non può essere trattato come un problema, ma come una risorsa. Se falliscono le imprese, fallisce la Calabria. E noi questo non possiamo permettercelo.
Le imprese e i lavoratori autonomi, in Calabria, di cosa hanno bisogno?
Sicuramente, di misure più accessibili dal punto di vista burocratico e di figure tecniche a supporto delle imprese, perché ci sono troppi fondi che rimangono inutilizzati. Altrimenti, il divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud non potrà essere colmato neanche tra dieci, venti, o trent’anni. Servono strumenti per far giocare “ad armi pari”.
Penso, ad esempio, a un giovane che intende restare nella sua terra – in controtendenza con lo spopolamento preoccupante dei nostri territori – e creare impresa. Nonostante i bandi oggi attivi, intraprendere questa strada non è semplice e può diventare una scelta rischiosa senza un supporto anche a medio e a lungo termine.
Asnali è al fianco degli imprenditori e dei lavoratori autonomi che, in questo momento storico, non devono essere lasciati soli. Per questo, daremo sempre voce alle loro istanze e ci impegneremo in maniera capillare nei territori.
Le certezze di oggi sono semi di speranza per il domani. Una terra così bella e ricca come la Calabria merita un futuro migliore. E lo meritano i lavoratori calabresi.

