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Cheney e Lear: sguardi sulla Costa Viola tra racconto e disegno

I viaggiatori del Grand Tour in Calabria tra arte e racconto Nel corso dell’Ottocento la Calabria fu meta di numerosi viaggiatori del Gran Tour in Calabria, attratti dalla bellezza selvaggia del Sud Italia. Tra questi spiccano due figure molto diverse ma complementari: Edward Cheney e Edward Lear. Entrambi appartenevano alla tradizione del Grand Tour, il […]

Disegno di Edward Cheney che raffigura le torri di Bagnara e di Palmi

I viaggiatori del Grand Tour in Calabria tra arte e racconto

Nel corso dell’Ottocento la Calabria fu meta di numerosi viaggiatori del Gran Tour in Calabria, attratti dalla bellezza selvaggia del Sud Italia. Tra questi spiccano due figure molto diverse ma complementari: Edward Cheney e Edward Lear.

Entrambi appartenevano alla tradizione del Grand Tour, il viaggio culturale che portava aristocratici e intellettuali europei a scoprire l’Italia.

Ma mentre Cheney raccontava i luoghi attraverso la scrittura e l’osservazione culturale, Lear li interpretava attraverso il disegno e la pittura.

Il risultato è uno straordinario doppio racconto del paesaggio calabrese: descrittivo da una parte, grafico dall’altra.


Disegno di Edward Cheney - Raffigura la torre di Palmi (San Francesco) e la via che conduce alla città.
La Torre San Francesco di Palmi in primo piano con la strada che collega la città al borgo marinaro della Marinella

La Calabria nei racconti di Edward Cheney

Il viaggiatore inglese Edward Cheney attraversò il Sud Italia osservando paesaggi, società e tradizioni con grande curiosità intellettuale.

Come molti viaggiatori inglesi in Calabria, Cheney rimase colpito dal carattere ancora autentico della regione. Ai suoi occhi la Calabria appariva come un territorio dove natura e storia conservavano un equilibrio antico.

In particolare, la costa affacciata sullo Stretto di Messina offriva scenari che difficilmente si potevano trovare nel resto d’Europa.

Tra questi spiccava la Costa Viola, il tratto di costa compreso tra Scilla e Palmi, dove le montagne scendono ripide verso il mare e la luce del tramonto tinge l’orizzonte di tonalità violacee.

Per Cheney questo paesaggio rappresentava uno dei luoghi più suggestivi del viaggio nel Mediterraneo.

Per fortuna c’è chi è stato lungimirante ed è riuscito a scovare alcuni disegni originali del Cheney messi all’asta dalla casa Christie’s.

A trovarli, aggiudicarseli alla modica cifra di 1100 sterline, e poi riportarli nella terra in cui avevano preso vita, fu la Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro, per mano del suo fondatore Nicola Provenzano.

(Qui scaricare il numero di madreterra che racconta la storia)

I disegni raffigurano i paesaggi dell’epoca (16 maggio 1823), ma soprattutto raffigurano una torre che non esiste più: la torre San Francesco di Palmi (una delle tre torri che proteggevano la città di Palmi).

Oggi resta in piedi solo quella di San Fantino, in quanto, anche la terza, che collegava le due torri principali, risulta distrutta.

In uno dei tre disegni che riguardano il tratto di costa Palmi-Bagnara si vedono chiaramente le due torri cittadine adibite alla protezione.


Disegno di E. Cheney che raffigura la torre San Francesco di Palmi e tre luntri per la pesca del pesce spada in mare
La torre San Francesco di Palmi, una delle tre torri di avvistamento che si ergeva tra il borgo Marnella e la città di Palmi. In Mare diversi luntri per la pesca del pesce spada.

I disegni di Edward Lear: la Calabria vista con gli occhi di un artista

Se Cheney raccontava la Calabria con le parole, Edward Lear la raccontava con le immagini.

Lear, pittore e viaggiatore inglese, attraversò la regione nel 1847 lasciando una straordinaria testimonianza grafica del territorio.

Il suo celebre libro Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria raccoglie disegni e appunti realizzati durante il viaggio, diventando una delle testimonianze più importanti sulla Calabria dell’Ottocento.

Nei suoi schizzi compaiono montagne, villaggi arroccati e panorami dello Stretto di Messina, spesso rappresentati con grande precisione ma anche con una sensibilità artistica tipicamente romantica.

I disegni di Lear restituiscono la forza del paesaggio calabrese: rocce scoscese, borghi sospesi tra mare e montagna e la luce intensa del Mediterraneo.


Scilla tra mito e paesaggio

Uno dei luoghi che più colpì l’immaginazione dei viaggiatori del Grand Tour in Calabria fu senza dubbio Scilla.

Il borgo, dominato dal Castello Ruffo di Scilla, appariva come una scenografia naturale affacciata sul mare.

Per i viaggiatori europei il luogo evocava immediatamente il mondo dell’antichità classica. Le acque dello Stretto erano infatti legate alle celebri figure mitologiche di Scilla e Cariddi, protagoniste dei racconti dell’epica greca.

In questo scenario il racconto di Cheney e i disegni di Lear sembrano completarsi a vicenda: da un lato la descrizione del viaggio, dall’altro l’immagine concreta del paesaggio.


Disegno di Edward Cheney che raffigura le torri di Bagnara e di Palmi
Disegno di proprietà della Biblioteca Nazionale di Soriano. Raffigura le due torri costiere, di Bagnara, la prima, ancora oggi visibile, di Palmi, la seconda, che si trovava sita nell’attuale c.da Torre San Francesco.

Due modi diversi di raccontare lo stesso viaggio

Il confronto tra Cheney e Lear mostra due approcci diversi al viaggio nel Mediterraneo.

Cheney osservava il territorio come uno studioso e collezionista, cercando di comprenderne storia, cultura e tradizioni.

Lear, invece, trasformava l’esperienza del viaggio in immagini, fissando su carta panorami e villaggi che oggi rappresentano una testimonianza preziosa della Calabria dell’Ottocento.

Parole e disegni diventano così due strumenti diversi ma complementari per raccontare lo stesso paesaggio.


Guardare oggi la Costa Viola con gli occhi dei viaggiatori

Le testimonianze dei viaggiatori del Grand Tour ci permettono ancora oggi di osservare la Calabria con uno sguardo nuovo.

Attraverso i racconti di Edward Cheney e i disegni di Edward Lear possiamo riscoprire lo stupore davanti alla forza del paesaggio mediterraneo: la luce dello Stretto, i villaggi arroccati e le montagne dell’Aspromonte che si tuffano nel mare.

A distanza di oltre due secoli, la Costa Viola continua a conservare quel fascino che aveva colpito i viaggiatori dell’Ottocento.

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