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Dai libri ai campi: il giovane Vincenzo Gullo costruisce il suo futuro con la terra

É un’immagine insolita quella di un giovane che coltiva la sua terra con una zappa nella mano sinistra ed uno smartphone in quella destra. Ma è proprio quello che fa ogni giorno Vincenzo, e lo fa con passione e amore. Perché ci crede! É anacronistico lavorare la terra! É il pensiero di molti: polvere, fango, […]

É un’immagine insolita quella di un giovane che coltiva la sua terra con una zappa nella mano sinistra ed uno smartphone in quella destra.

Ma è proprio quello che fa ogni giorno Vincenzo, e lo fa con passione e amore. Perché ci crede!

É anacronistico lavorare la terra! É il pensiero di molti: polvere, fango, sconfitte.

La frase più ripetuta? ‘Il rischio è altissimo e il lavoro durissimo; chi ce lo fa fare?

Però Vincenzo è diverso. Ha una mente fervida e le idee chiarissime.

Coniuga due mondi distanti, l’agricoltura, antica e bistrattata, e il mondo digitale, attuale e insostituibile.

Promuove così le sue idee, ma anche il frutto del suo lavoro.

Tra ulivi, orti e social network, la scelta di restare in Calabria e costruire un lavoro partendo dalla terra.

Vincenzo Gullo, un giovane di Palmi che ha disegnato il suo futuro nell’agricoltura
Vincenzo Gullo. Amore profondo per la terra e per i suoi frutti.

Dagli studi di agronomia alla scelta concreta di coltivare i campi a Palmi.
La storia di un giovane, Vincenzo Gullo, che ha deciso di restare in Calabria e trasformare la terra in lavoro, guardando anche alle opportunità del turismo rurale.

In mezzo ai campi non ci sono uffici, né scrivanie. Niente è pulito e lucido.

Solo mani sporche di terra, stivali consumati e la pazienza di chi sa che ogni cosa ha il suo tempo.

Ogni cosa ha il sapore della polvere o della terra umida, il profumo dell’erba appena tagliata o delle zagare in fiore.

Ed è proprio qui, nel suo luogo di lavoro che incontriamo un giovane che ha deciso di fare una scelta controcorrente: non limitarsi a studiare l’agricoltura, ma viverla ogni giorno.

Dalla teoria dei libri, ai campi coltivati con le proprie mani, il salto è stato brevissimo. Ha iniziato da zero, Vincenzo, lavorando anche terreni non suoi, trasformando una passione in un progetto di vita.

E mentre la terra produce frutti, cresce anche un’idea: che tra queste campagne possa nascere un nuovo modo di vivere e raccontare la Calabria, fatto di agricoltura, autenticità e, perché no, anche di turismo esperienziale.

 

INTERVISTA

Quando è nata l’idea di passare dallo studio alla scelta concreta di lavorare la terra?

É una passione antica, un desiderio avuto da sempre. Il corso della mia vita mi ha portato a coltivare (è proprio il caso di dirlo ndr.) questa scelta.

 

Molti giovani lasciano la Calabria per cercare lavoro altrove. Tu invece hai fatto il percorso opposto. Perché?

Non ho mai pensato di allontanarmi dalla mia terra. Sono sempre stato convinto di dover restare qua.

 

Come è iniziato tutto concretamente? Con quali mezzi?

Inizialmente ho cominciato a frequentare la Facoltà di Agraria di Reggio Calabria. Poi è arrivato il nero periodo del COVID e tutto è cambiato. C’era molto tempo a disposizione e io non sono uno che riesce a stare fermo. Ho coltivato la mia passione.

In seguito ho cominciato anche a condividere sui social i miei, inizialmente piccoli, lavori. Questa cosa mi piaceva e mi rendevo conto che mi veniva facile farla: ero predisposto.

Così, grazie anche all’aiuto di conoscenti e amici che mi seguivano sui social sono arrivati i terreni. Per lo più erano terreni incolti, quasi abbandonati come ormai, purtroppo, accade quasi dappertutto. Sono terreni che ho preso in affitto e che hanno, di fatto, lanciato la mia giovane azienda agricola Io e Palmi

 

 

Vincenzo Gullo e le due coltivazioni.
I campi di patate coltivati dal giovane Vincenzo Gullo

Quando hai iniziato, la gente ti guardava con curiosità o con scetticismo?

All’inizio c’era scetticismo, anche in famiglia. Non è che non credevano in me, non credevano in un futuro costruito su una impresa agricola.

Ma devo dire la verità: Lo scetticismo mi ha dato forza e mi ha spinto a dimostrare me stesso e le mie idee.

 

Sei molto attivo sui social e racconti spesso quello che fai. Quanto è importante oggi comunicare il lavoro agricolo?

Oggi, senza la comunicazione social non va avanti nessuna azienda. Più che mai una giovane azienda agricola.

Lavorare e condividere sui i social i miei progressi, oltre ad essere stato e ad essere un percorso dimostrativo, è diventato anche una vetrina produttiva.
Le mie pagine Facebook e Instagram mi hanno aiutato molto e mi hanno dato visibilità.
Così ho potuto concretamente mettere la conoscenza acquisita sui libri, nella pratica del lavoro quotidiano.

E sono riuscito a sviluppare la mia giovane realtà.

 

C’è qualcosa che la terra ti ha insegnato che nessun libro poteva insegnarti?

Si. La terra mi ha insegnato la pazienza. Nulla corre veloce in agricoltura. In questo mondo i ritmi li gestisce la natura. Non c’è mai una corsa a chi arriva prima. Ogni cosa ha il suo tempo.

C’è stato un momento in cui ti sei detto: ma è la scelta giusta?

Si, qualche passaggio mi ha fatto pensare. Ci sono elementi atmosferici che, a volte, come gli uragani passati, ti mettono in ginocchio. Conosco colleghi che hanno subito danni enormi.
Ma ci sono anche altre situazioni che ti mettono, a volte, con le spalle al muro. Ad esempio, io non sono ben visto da qualche mio collega per via dei mezzi di comunicazione che uso. Ci sta, fa parte del gioco. L’innovazione fa paura.
Ma non ho mai pensato di arrendermi.

Lavori nell’uliveto. Vincenzo Gullo
Vincenzo Gullo e il suo trattore. Lavori nell’uliveto

Agricoltura e opportunità per i giovani. Secondo te la Calabria può ancora offrire opportunità per i giovani che vogliono lavorare con la terrà?

Secondo me si. Esistono gli spazi, molte terre sono incolte e a volte completamente abbandonate. Esistono anche molti aiuti economici.

Quello che manca, purtroppo, è la volontà di fare questo lavoro. É un lavoro duro, sei sempre sporco e impolverato. Non piace a tutti.

 

Sempre più persone cercano esperienze autentiche: camminate tra gli ulivi, raccolta dei prodotti, vita nei campi in genere. Pensi che il lavoro agricolo possa diventare anche un’occasione di sviluppo turistico esperenziale?

Si. Oggi esiste anche, ad esempio un segmento turistico che si rifà all’olivcultura. L’olio turismo è un percorso che va dalla raccolta alla produzione di olio. Attraversa tutte le fasi, ed è diventato motivo di visite turistiche.
Così come accade con la viticoltura.

Ma ci sono anche altre attività che possono connettersi alla vita in campagna.

Io, per esempio, collaboro da tempo con un agriturismo e insieme organizziamo eventi che ormai sono diventati una consuetudine: La festa della tarantella, tanto per citarne una, realizzata proprio all’interno della mia azienda. Ma anche un percorso Yoga in mezzo all’uliveto è qualcosa che mi affascina parecchio.

Anche in questo modo ci si avvicina, trasversalmente, al mondo agricolo.

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato fino ad oggi?

Non è una difficoltà, è un limite, un limite enorme che esiste sul nostro territorio. Intanto la mancanza di una rete che colleghi tutti, e poi, ancor più grave, il fatto che, nonostante i tuoi sforzi e i tuoi risultati, nessuno ti riconosce forza e capacità, a volte tutto si riassume in un: hai avuto fortuna!

Cosa vedi da qua a dieci anni per la tua azienda?

Sono molto ottimista. Vedo sempre più spazi disponibili. Quello che per gli altri è un grosso problema – mi riferisco ai terreni da lavorare – per me è una opportunità. E poi vedo anche troppe aziende vecchie che non vogliono rinnovarsi e innovarsi.

 

É possibile, secondo te, avere maggiori realtà consorziate per avere più forza sul mercato?

Ci sono già in Calabria dei grossi consorzi. Basta vedere quello di Patata della Sila che è diventato un punto di riferimento nazionale. Sicuramente ne mancano tanti, troppi. Sarebbe tutto più semplice. Ma questa è la Calabria: ci vuole sempre troppo tempo.

 

Vincenzo Gullo e il suo olio EVO
L’olio prodotto da Vincenzo Gullo. Un’immagine che mostra il frutto delle sue fatiche

Termina così l’incontro con Vincenzo Gullo, agricoltore in Palmi. Proprio quando il sole ormai è alto sopra le colline della città.


Tra i filari il suo lavoro continua, lento e paziente, come richiede la terra. Il tempo è una variabile legata solo al passaggio del sole quotidiano.

Vincenzo Gullo parla dei suoi progetti mentre osserva i campi che sta coltivando. Non sono solo terreni: sono l’inizio di qualcosa che cresce stagione dopo stagione.

Dagli studi di agronomia alle mani sporche di terra, la sua scelta racconta una storia semplice ma rara: quella di un giovane che ha deciso di restare, di provarci, di costruire il proprio futuro senza aspettare che arrivi da altrove.

E mentre sempre più persone cercano luoghi autentici, esperienze vere e contatto con la natura, questi campi potrebbero diventare anche un punto di incontro tra agricoltura e turismo, tra lavoro e racconto del territorio.

Perché a volte il futuro non si trova lontano.
A volte è già qui, sotto i nostri occhi; basterebbe solo aprirli.

Basterebbe avere solo il coraggio di seminarlo.

 


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